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Morti nella frana d’agosto 2018, ma la zona doveva essere gia chiusa

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L’attenzione oggi è puntata sul ghiacciaio della Val Ferret

L’attenzione oggi è puntata sul ghiacciaio della Val Ferret, in Val d’Aosta, che sta velocemente scivolando verso il basso e crollando a pezzi. «Ma potrebbe essere pericoloso anche il materiale sottostante.

Lo stesso che ha ucciso i nostri genitori». Simone ed Emanuela Mattioli sono i figli di Vincenzo e Barbara, la coppia milanese che un anno fa, il 6 agosto 2018, ha perso la vita in quella vallata. I coniugi, 71 e 69 anni, stavano rientrando da una passeggiata ed erano diretti alla loro casa di Morgex.

Erano fermi in auto in uno spiazzo al di sotto del Planpincieux, il «ghiacciaio malato». Poco prima delle 18, a seguito di un temporale, una prima colata di detriti si è staccata dal fianco della montagna, poi una seconda, scendendo lungo il corso del torrente Margueraz, nel comune di Courmayeur. Marito e moglie sono stati spazzati via con la loro auto. I figli ora vogliono accertare eventuali responsabilità. Si chiedono come mai quello spiazzo non era protetto o chiuso (come è ora) e perché il bollettino meteo di quel giorno non riportasse criticità «gialle» o «rosse». Per questo si sono rivolti a tre geologi e all’avvocato Ciro Perrelli per fare chiarezza.

Il Planpincieux dal 2013 è monitorato. Le elevate temperature di questa estate, all’interno di un generale quadro di cambiamento climatico, hanno incrementato la velocità di scivolamento del ghiacciaio a valle. La parte frontale ai primi di ottobre ha nuovamente accelerato, un radar è stato posizionato per rilevare con accuratezza i suoi spostamenti. La strada sottostante è stata prima chiusa e poi riaperta ai residenti.

«Quella valle è a rischio da tempo — prosegue Simone Mattioli —. Io credo che già l’estate scorsa, quando i miei genitori sono morti, si sarebbero dovute prendere precauzioni».

A novembre 2018 un consulente di parte, nominato dai Mattioli, ha presentato una perizia in cui si ipotizzano responsabilità a carico del Centro funzionale regionale Valle d’Aosta e della Regione Valle d’Aosta, mentre il sindaco di Courmayeur, Stefano Miserocchi, è indagato nell’ambito dell’inchiesta per omicidio colposo plurimo, disastro colposo e lesioni colpose. È stato poi nominato un consulente tecnico d’ufficio, che a settembre ha depositato la perizia. «Porteremo memorie di replica — dice Mattioli — perché temiamo che le responsabilità decadano. Lo dobbiamo ai nostri genitori». Insiste l’avvocato Perrelli: «Riteniamo che l’evento del 6 agosto scorso fosse prevedibile».

I Mattioli erano appassionati di montagna e quindici anni fa avevano acquistato una casa a Morgex, «il loro piccolo paradiso per rilassarsi». Enzo nel 1973 era anche stato sull’Everest, con la spedizione italiana di Guido Monzino. Per questo il figlio Simone ha deciso di chiamare «La maison Everest 73» quella residenza valdostana, oggi trasformata in casa vacanze.


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